NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo


_____________________________________________________________________________________________

Osservo le nature morte di Silvana, piccole composizioni silenti, per lo più frammenti di cose apparentemente prive di interesse, ma che a mio vedere (per come sono presentate) sembrano indicare un rapporto tra le persone e le cose, come se le cose, gli oggetti e le loro risonanze, si aprissero a dei sentimenti.
Trasportato da questa suggestione, cerco le parole adatte per parlare del rapporto formale tra gli oggetti e la loro rappresentazione, tra il sentire e l’esprimere, e seguendo queste riflessioni cerco pure le parole per descrivere la “giustezza” di tale rapporto espresso dalle forme e dai colori nella loro “giusta” sonorità generante quella particolare qualità del sentire che restituisce senso e valore all’espressione.
Le composizioni con i loro oggetti semplici rivelano il suo sentimento astrattivo, teso alla ricerca di accordi armonici e degli equilibri ad essi necessari, misurati da una distanza che rileva il riserbo del suo spirito melanconico.
Ed ancora cerco, nelle parole, la rispondenza ad un altro linguaggio, quello della pittura, dove termini come tono, movimento, riverbero, riflesso, accostamento, accordo, armonia ecc. divengono nella fissità di una tela risonanze ed echi di quella voce malinconica, come se fossero particelle significanti appartenenti ad una sintassi dell’anima, grazie alla quale, rispecchiandoci in quella costruzione dello sguardo, possiamo riconoscere le tonalità emotive del nostro sentimento.


Piero Terrone

 

Per i lavori di Silvana Squillari (perché di questo si tratta, effetti di un lavoro quotidiano perseguito con la necessaria umiltà artigianale) vale non tanto il termine “nature vive” secondo l’intuizione di Proust, quanto il termine nordico e anglosassone, ben più denso e pragmatico: “vite immobili” o “vite silenziose”. Vite silenziose riunite e tessute con infinita pazienza e infinita applicazione.

Il silenzio dei suoi rossi e dei suoi arancioni, in particolare. Caldi, certo; mai però tracotanti ( “il rosso è un colore che compromette” pare abbia detto una volta Giorgio Morandi). Il loro è un calore particolare, quello della luce di certi tramonti autunnali o di fine inverno, che accendono per pochissimo le facciate dei palazzi e delle case. Quella luce, impossibile da descrivere con le parole, filtra e attraversa tante composizioni di Silvana; luce al tempo stesso tagliente e morbida. Tagliente e morbida come i suoi panneggi bianchi o colorati o decorati di varie trame, come i suoi frammenti di statue, le sue brocche e tutti gli altri protagonisti di questo teatro domestico che mi auguro (e auguro a chiunque alla pittura continua a chiedere un’espressione di vita) possa continuare con tante altre rappresentazioni.

Luca Sturolo
Genova, marzo 2017